Zuppa di pollo iraniana (Soup Jo): la ricetta che mi ha curata a Vancouver

Quando qualcuno cucina per te (e cambia tutto)

Spiaggia di Vancouver con cielo grigio e nuovoloso

Uno dei momenti in cui la nostalgia di casa si fa sentire maggiormente è senza dubbio quello in cui non stai bene e hai bisogno di cure e affetto. 

Persino un banale raffreddore può farti sentire sola e fragile quando sei dall’altra parte del mondo, ed è qui che il comfort food diventa medicina.

Vancouver in quei giorni stava salutando il sole per dare spazio (molto spazio) alle infinite giornate di pioggia che la caratterizzano in autunno.

(Per questo i residenti la chiamano Raincouver, e questa cosa mi ha fatto sorridere tanto).

E’ stato uno di quei momenti in cui ho sentito davvero il significato di essere lontani da casa.

Quando qualcuno cucina per te

Ognuno di noi ha almeno un ricordo legato ad una calda pastina in brodo, fatta con amore dalla propria mamma o dalla propria nonna, mentre avevamo l’influenza. 

Credo che questa sia una delle massime espressioni di amore attraverso il cibo. 

Cucinare per qualcuno è sempre un gesto d’affetto. Cucinare per qualcuno che non sta bene, con lo scopo di farlo stare meglio, esprime cura e crea legame.

Nel giorno della festa del ringraziamento, che in Canada viene celebrata in ottobre, io avevo la febbre. 

Non lavorando per la festività ho avuto un po’ di tempo per rimettermi in sesto ma il giorno dopo, quando sono rientrata a lavoro, le mie colleghe mi hanno subito chiesto come stessi.

In particolare, la mia collega iraniana, si è proposta di prepararmi una zuppa che a detta sua mi avrebbe fatto subito sentire meglio (e aveva ragione).

Sinceramente non credevo lo avrebbe fatto. Non perché non le credessi, ma perché non pensavo che qualcuno che mi conosceva da appena un mese si sarebbe preso tanto disturbo per me. 

Invece il giorno dopo, nel frigo della lunchroom, ad aspettarmi c’era una porzione della sua zuppa guaritrice. 

Ero sorpresa, mi sono commossa e mi sono sentita coccolata da un gesto fatto per empatia. Lei ricordava cosa significasse essere lontana da casa e dalla propria famiglia mentre non si sta bene e per questo ha sentito il desiderio di aiutarmi. 

Le sono stata tanto grata e tutt’oggi conservo il ricordo di quella zuppa con moltissimo affetto.

Una zuppa che non era “solo” zuppa

Era una zuppa di pollo, diversa da qualsiasi zuppa avessi mai assaggiato o visto prima. Non che io sia mai stata un’amante delle zuppe, ma devo dire che grazie a questa ho anche iniziato a ricredermi. 

Le prime cose che ho notato sono state: l’intenso colore giallo e la consistenza densa e corposa. 

Assaggiandola ho subito riconosciuto la freschezza dello zenzero ed il sapore deciso della curcuma. 

Con mia sorpresa, mi sono resa conto che in realtà era un pasto completo, soprattutto quando ho sentito l’orzo, che creava una consistenza piacevole e che ben la distingue da quelle zuppe un po’ acquose che mi hanno tenuta lontana da questo mondo. 

Il cibo come cura (quella vera)

Mi sono davvero sentita meglio subito dopo aver mangiato quella zuppa iraniana. Mi ha saziato e mi ha dato energia con i suoi sapori decisi ma equilibrati tra verdure, spezie ed erbe.

La verità è che non sono stati gli ingredienti a curare il mio raffreddore, ma il gesto di premura e conforto ricevuto in un momento così obiettivamente fragile. 

Sentire che a qualcuno importava che io stessi meglio tanto da mettersi ai fornelli per me, mi ha fatto davvero sentire un pochino più a casa e meno sola. 

Questo è decisamente uno dei ricordi, legati alla mia esperienza a Vancouver, che conservo con più affetto e gratitudine.

👉 Se vuoi capire meglio com’è stato l’inizio di questa esperienza, ne parlo qui.

Messaggio su tazza da té

La ricetta che mi è stata raccontata

Non ho resistito dal chiederle la ricetta. Temevo che ne fosse gelosa, un po’ come ci sentiamo noi gelosi delle ricette delle nostre mamme. 

Invece la mia collega mi ha subito raccontato come aveva preparato quella zuppa solo per me. 

E, non senza inseguirla un pochino, dopo qualche giorno sono riuscita ad avere la ricetta completa e scritta. 

Ingredienti 

  • 1 petto + 1 ala di pollo
  • 1 cipolla 
  • 1 carota
  • 2-3 spicchi d’aglio
  • 1 pezzo piccolo di zenzero fresco
  • 1/2 tazza (circa 80g) di orzo 
  • Sale
  • Pepe
  • Curcuma
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • Prezzemolo fresco 
  • Succo di limone

Procedimento

Inizia la sera prima sciacquando e lasciando in ammollo l’orzo crudo per tutta la notte. 

Il giorno dopo trita al coltello le verdure, l’aglio, lo zenzero e il prezzemolo. Puoi anche grattugiarle se ti è più comodo e se vuoi che la zuppa abbia una consistenza più uniforme.

In una pentola alta versa un filo d’olio, inserisci la cipolla e aggiungi subito sale, pepe e curcuma (ti consiglio di iniziare con un cucchiaino raso nel caso in cui non sapessi se ti piace).

Aggiungi ora il pollo e cuoci tutto insieme finché non sarà leggermente dorato. 

Unisci il concentrato di pomodoro e dopo aver fatto cuocere per 1-2 minuti, anche il resto degli ingredienti tritati precedentemente e l’orzo. 

Copri il tutto con acqua e lascia cuocere a fiamma bassa per circa un’ora, mescolando di tanto in tanto.

Quando sarà tutto pronto, rimuovi il pollo ancora intero, sfilaccialo e mettilo da parte.

Preleva circa una tazza di zuppa, frullala con un mixer a immersione e versala di nuovo nella pentola insieme al pollo sfilacciato. 

Lascia cuocere il tutto per ancora qualche minuto e, prima di servire, spremi qualche goccia di limone sulla zuppa calda.

Io non l’ho ancora rifatta.

Un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché ho paura che non sia la stessa cosa.

Ma mi farebbe tanto piacere sapere se la proverai, o se anche tu hai un piatto che ti ha fatto sentire a casa quando eri lontano. 

Alcuni piatti non sono solo piatti.

Sono momenti, persone, cure silenziose.

E non hanno bisogno di essere perfetti per essere ricordati.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *